Facciamo quasi più chilometri dei pro, abbiamo la bici più leggera, ricerchiamo l’ultimo modello anche se cambia di qualche grado l’inclinazione del carro posteriore, che poi, chi se ne accorge della diversità?

Facciamo test, postiamo sui social parole come scarico e carico quando la nostra migliore volata l’abbiamo fatta al bar in fondo all’angolo per non offrire un caffè.

Ci permettiamo di giudicare la mescola di un copertoncino migliore di un altra quando pedaliamo storti sulla nuova bici da diecimila euro. Ci permettiamo di fare lunghe uscite senza il borsello porta attrezzi adagiato dietro alla sella pensando di avere un’ammiraglia immaginaria pronta dietro di noi in caso di foratura.

Siamo figli di Sagan, ci sentiamo esperti, ci sentiamo campioni, siamo schiavi di Strava e dei Watt sprigionati. Viviamo in soglia ma senza acido lattico.

Facciamo uso di misuratori di potenza per poter gareggiare alla gran fondo dietro casa arrivando tra gli ultimi dieci.

Siamo più attenti al mezzo invece che al paesaggio, siamo alla ricerca dei grammi risparmiati ma con 5 barrette energetiche nella tasca posteriore.

Forse ci conviene abbandonare la strada, uscire dagli schemi, smetterla di guardare al mezzo e concentrarci sul fine. Divertirsi.

Ecco era da un po che non mi divertivo, che cercavo le prestazioni, e ieri mi sono perso.

Mi sono perso in un bosco con una bici inadatta ma con la persona giusta, ed ho scoperto che non è necessario avere un mezzo performante per divertirsi e tanto meno ricercare le prestazioni.