Che cosa conta di più per essere performanti a livello agonistico? Il puro talento, ovvero essere geneticamente predisposti per un determinato sport oppure conta di più sapersi allenare con costanza, sacrificio e determinazione?

Sembrerebbe una di quelle domande banali in cui si potrebbe discutere per ore al bar, ma cerchiamo di fare chiarezza.

E’ innegabile che un talento innato unito ad un allenamento costante, efficace e pianificato possa fare di un atleta un fuoriclasse. Ma che cosa fa veramente la differenza?

Atleti Keniani ed allenamento

Se prediamo come esempio i maratoneti Keniani potremmo sicuramente affermare che geneticamente hanno una certa predisposizione per il podismo e le lunghe distanze. Ma se indaghiamo a fondo noteremo come i Keniani sin da piccoli siano abituati a camminare ed a correre per moltissimi chilometri allenando la resistenza. Fondamentale in questo preciso caso risulta essere l’allenamento.

Allenarsi intensamente

Con l’allenamento metodico possiamo migliorare tantissimo, ma per farlo dobbiamo essere geneticamente portati a sopportare carichi di lavoro pesanti ed essere mentalmente rigorosi. Anche per affrontare allenamenti di diverse ore tutti i giorni la genetica fa la differenza. Un altro punto a favore della genetica.

Allenamento e “testa”

La differenza tra un atleta ed un altro potrebbe potrebbe farla la componente emotiva. Esistono atleti che dopo sconfitte si demoralizzano ed altri che ricavano da una sconfitta la grinta necessaria per reagire e lottare per dare il meglio. Anche la costanza e la motivazione sono fattori psicologici, che necessitano di una certa predisposizione mentale. Quanti di noi avranno sentito la classica espressione “non ha testa” riferita ad un atleta che ha le potenzialità ma magari non ha un carattere forte e determinato. Componente genetica.

Il talento basta per essere un atleta vincente?

No, di solo talento non si vince se non ci si allena in modo costante e rigoroso. Per fare di un atleta un vero campione sono molte le componenti che rientrano in gioco. Sicuramente una tra tutti è la capacità di consumo di ossigeno, la V02 max, che viene volgarmente definita la “cilindrata” dell’atleta, una peculiarità che è innata e scarsamente allenabile. Motivazione, grinta, rigore, allenamento, forrtuna, caparbietà sono un cocktail esplosivo per diventare veri campioni nel ciclismo.

Insomma predisposti per il ciclismo si può anche nascere ma se abbiamo “una cilindrata” di tutto rispetto e siamo svogliati negli allenamenti la genetica non ci potrà aiutare.

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