Il malcontento generale sembra aver colpito tutti gli utilizzatori di questa applicazione che si sentono privati e colpiti della funzione principale che ha reso famosa l’applicazione.

Strava nasce nel 2009, conta circa ad oggi 59 milioni di utenti in tutto il mondo e da subito si è contraddistinta per l’introduzione dei segmenti, ovvero dei tratti di strada a volte della lunghezza di alcune centinaia di metri in cui viene misurato il tempo di percorrenza mettendolo a confronto con tutte le persone che utilizzano l’applicazione assegnando medaglie e coppe (kom).

E’ diventata talmente di uso comune come applicazione che alcune gare Gravel la utilizzano per misurare il tempo in alcuni segmenti contrassegnati.

Renderla a pagamento è stata una decisione corretta?

Partiamo dal presupposto che Strava è un’impresa composta da circa un centinaio di programmatori con costi da sostenere e fatturati da raggiungere. Come tale un’impresa ha il raggiungimento di un profitto, è giusto quindi mantenere gratuiti i propri servizi? 

  • Dal punto di vista puramente economico no, ma dal punto di vista commerciale questa situazione potrebbe portare ad una perdita di utenti considerevole.
  • Il numero di utenti presenti e non paganti appesantiscono ed occupano spazio nei server, quindi per l’azienda è solo un costo, ma questo costo momentaneo potrebbe diventare in futuro abbonamenti paganti.
  • Il costo è comunque esiguo, si parla di 5 euro al mese. Nel comunicato apparso sul blog si propone un confronto con il costo di due barrette, scelta non molto azzeccata. Acquistare la barretta è una mia scelta consapevole, far diventare a pagamento una peculiarità tra l’altro importante del servizio no.

C’erano alternative?

  • Come per molti videogiochi scaricabili gratuitamente c’era la possibilità di introdurre la pubblicità, scelta che non è stata fatta.
  • Si poteva creare un mini abbonamento smart dal costo più contenuto attivando solo alcune opzioni, ovvero quelle diventate a pagamento, rendendo il cambiamento più soft.
  • Strava ed i dati. Che utilizzo ne fa dei dati sanitari, degli spostamenti, dei dati statistici di percorsi e percorrenze annuali? Nessuno può saperlo visto che la società non ha sede in Italia dove la privacy è ben tutelata rispetto ad altri paesi del mondo. Possibilità di vendere i dati ai produttori di bici? In questo specifico caso ricordiamo come Amazon e Google siano società milionarie proprio per questo.

Attualmente questa è la strada intrapresa dai dirigenti della nota applicazione. Sicuramente ci vorranno mesi per sapere se è stata una strategia vincente. Come è successo in passato per alcuni cambiamenti fatti e poi cancellati per ritornare alla vecchia versione non è detto che i manager di Strava possano in futuro ritornare sui propri passi e rendere ancora disponibili gratuitamente le opzioni diventate a pagamento.

Sembra propria che Strava sia in crisi per aver deciso una simile mossa ed allo stato dei fatti non riesca a permettersi di mantenere alcune opzioni disponibili gratuitamente visto i costi da sostenere. Poche persone ma paganti, sarà la scelta giusta?

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Photo credits: Strava