Tutto scorre e nulla permane, Eraclito. Per Bauman la trasformazione è liquida, qualche cosa di instabile che cambia con il tempo e si adatta ai tempi, le persone sono liquide, lo stesso Covid è liquido, cambia, muta forma e ci trasforma, trasforma le nostre abitudini.

Il Covid come abbiamo potuto sperimentare sulla nostra pelle ci ha cambiato nel bene e nel male ed ha cambiato la nostra passione: il mondo del ciclismo.

Abbiamo team allo stremo di risorse economiche come Astana ed Ineos prime vittime illustre del Covid-19. Nonostante un calendario ufficializzato da parte dell’Uci sia per quanto riguarda le gare su strada che mtb, nessuna certezza, tutto dipenderà da come andranno i contagi. 

Siamo schiavi di numeri e statistiche, loro comandano e dettano legge.

Si prospettano gare a porte chiuse come “Le Strade Bianche” senza tifosi lungo il percorso e sulla linea di arrivo, la vera forza motrice degli atleti quando non sanno a che santo appellarsi durante le salite più dure. 

Ciclismo senza colore e calore.

Il futuro delle gare di ciclismo in linea world tour

Le domande che ci potremmo porre sono tantissime. La prima che ci verrebbe in mente è la fattibilità di una corsa in linea senza pubblico, predisporre la sorveglianza per limitare gli accessi lungo il percorso sarebbe un’impresa troppo ardua e sperare nel buon senso del tifoso medio è puramente utopico.

Il caos.

I team professional world tour

A questo punto dovremmo spostare la nostra attenzione ai team world tour l’anima del teatro ambulante da milioni di euro. In corsa è difficile mantenere la distanza, anzi il fine primo di ogni atleta è quello di risparmiare energie stando “coperto” all’interno del “gruppo”. E se fosse trovato positivo un atleta? Ci sarebbe un team intero in quarantena e tutti i partecipanti “a tampone” nel fine gara per scongiurare contagi, senza poi contare che la vita di squadra continua anche dopo la corsa.

Ad eliminazione.

E’ veramente questo il ciclismo che vogliamo vedere? 

No assolutamente, ma questa potrebbe essere l’unica opzione per poter almeno tentare di gareggiare tenendo in vita i team professionistici. 

Alternativa alle gare in linea?

Si potrebbe attingere dall’esperienza dei Rally come avviene per le tappe crono dei grandi giri: far partire un atleta per volta e cronometarlo. Una corsa contro il tempo fatta accorciando le distanze, una tappa di oltre duecento chilometri con il vento in faccia sarebbe dura anche per un pro del calibro di Froome. Ma dove finirebbero le tattiche di squadra e tutto il divertimento e lo spettacolo che solo una classica corsa pedalata in gruppo può dare (con strategie di squadra annesse)?

Media tv in difficoltà alle prese con gare noiose.

Ed allora si ritorna alla corsa in linea, a discapito di tutto, perché forse questo virus dobbiamo combatterlo anche convivendoci.

Photo credits: Team Astana