La stagione dovrebbe essere già partita ma purtroppo a causa della quarantena l’UCI ha deciso giustamente di annullare le gare in calendario. Quando si ripartirà è una incognita, i problemi anche una volta iniziata la graduale ripresa potrebbero essere molti.

Il primo tra tutti è che le gare sono internazionali, i corridori e tutto lo staff del team provengono da paesi diversi ed abbiamo visto come si sta muovendo il virus in Europa e nel mondo: in modo assolutamente autonomo, non c’è omogeneità. Ci sono paesi che hanno adottato il lockdown da un mese e chi da una settimana, il rischio contagio è molto elevato anche a ripresa avvenuta.

Inoltre abbiamo il problema sanitario, ogni gara deve avere a disposizione del personale medico, la reperibilità di ambulanze, infermieri e dottori è molto scarsa se non addirittura attualmente impossibile.

I team professionistici di ciclismo sono in crisi, abbiamo visto come alcuni tra i più importanti hanno iniziato a licenziare personale ed altri hanno ridotto lo stipendio dei ciclisti. E’ il caso del team Astana, Bahrain-McLaren e Mitchelton-Scott, come annunciato da un articolo del giornale La Stampa. Molto scarse le iniziative intraprese ed anche in ritardo come ad esempio le gare su Zwift, ma tutto ciò non è abbastanza. Da un palinsesto televisivo di milioni di telespettatori incollati alla televisione si è passato a poche decine di migliaia di persone che seguono i propri eroi sui canali social.

Ma è cosi impossibile tenere i propri sponsor oppure le squadre non mettono abbastanza impegno nel social marketing?

Ho analizzato alcuni profili social ufficiali dei team professionistici tra cui il team Ineos dove la propria presenza online su Instagram è molto scarna. Quattro foto nell’ultimo mese ed un evento su Zwift. Troppo poco per avere una copertura mediatica, troppo poco per gli sponsor. Meglio sta facendo la Mitchelton-Scott con foto giornaliere, mentre il team Astana sembra essersi svegliato solamente nell’ultima settimana.

Chi sponsorizza i grandi team vuole visibilità, allora perché non impegnarsi diversamente con iniziative convergenti che riguardano diversi canali mediatici? Più gare sulle piattaforme virtuali dedicate, magari cercando di coinvolgere l’UCI con dirette video anche da parte di emittenti televisive come Eurosport. Non è follia, tutto questo avviene regolarmente già per le gare su Playstation con tanto di commenti e dirette televisive. Non avranno un certo fascino ma sicuramente potrebbe essere una risposta temporanea al problema.

Dirette Youtube, Instagram e Facebook dei ciclisti, interviste messe a disposizione dalla televisione, insomma tutto quanto possa dare visibilità ai vari sponsor anima del ciclismo. Di questo passo dove andrà a finire il ciclismo? Recentemente ho assistito ad un festival della Filosofia. I migliori filosofi al mondo interpellati ed intervistati dalla propria abitazione, perchè allora non prendere spunto?. Le infrastrutture le abbiamo, la tecnologia anche.

Allora signori, è forse ora di re inventarsi e di pensare ad un ciclismo diverso, almeno per questi mesi che ci separano dalla ripresa delle normali attività.